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Il Carnevale: Venezia

venezia carnevale

Migliaia di turisti vengono a Venezia per vedere e partecipare al suo magnifico Carnevale. Girare in costume, nello scenario magico di questa città significa prendere parte a un evento davvero eccezionale. Le misteriose, inquietanti maschere veneziane, che vi osservano dai vicoli della città, sono parte di ciò che immaginiamo fosse il mondo veneziano 400 anni fa. Si tratta di un evento imperdibile. Sicuramente una delle esperienze più singolari al mondo: vivere per qualche giorno nella Venezia del 17° secolo.

Indossare una maschera non è solo un divertimento per i veneziani, ma è anche una tradizione molto sentita, con profonde radici culturali.

venezia carnevale

I Veneziani, in passato, erano famosi per essere dei libertini e per la loro trasgressione. Indossare una maschera a Venezia significava prendersi delle libertà proibite, come, per esempio, partecipare ai giochi d’azzardo senza essere scoperti, affrontare pericoli in amore o in affari, entrare nei conventi senza essere riconosciuti. Il grande numero di leggi contro le maschere, promulgate dalla Repubblica di Venezia, non riuscì mai a far cessare l’abitudine al travestimento.

venezia carnevale

Nel 1608, il Consiglio dei Dieci emanò un decreto, che vietava ad ogni cittadino di indossare delle maschere, eccetto durante il Carnevale e banchetti ufficiali. Le maschere erano permesse durante tutti le celebrazioni principali della Serenissima, come, il giorno dell’Ascensione, quando il doge saliva sul Bucintoro, o per il volo della Colombina. I nobili impoveriti usavano le maschere per chiedere l’elemosina in strada e le donne sposate si mascheravano quando andavano a teatro.

Il Carnevale, significava abbandonarsi al gioco e lasciarsi andare alla libertà, alla trasgressione e alla follia. I palazzi aprivano i loro cortili alla festa, si ballava e si suonava tutto il giorno e tutta la notte nei vicoli, nelle piazzette e anche sull’acqua. Venezia era piena di suoni e colori.

venezia carnevale

La maschera più diffusa, per la quale i veneziani spendevano delle fortune, era la bauta: un ampio manto nero che dalle spalle scende fino alla vita. Sulla testa si portava il tipico cappello nero a tre punte (il tricorno), e sul volto una maschera bianca, chiamata larva, con il labbro superiore allargato e sporgente in modo da alterare la voce di chi l’indossava. La bauta era utilizzata da uomini e donne, che la indossavano in nero in inverno e bianco in estate.

La bauta

Esisteva anche una serie di maschere per le diverse occasioni speciali: una di queste era la moretta: un ovale di velluto nero, normalmente indossato dalle donne, soprattutto quando facevano visita ai conventi. Questa era una maschera “muta”; rimaneva fissata al viso mediante un bottone, all’altezza della bocca, che le donne dovevano addentare

Si creava cosi un alone di mistero verso questa figura femminile taciturna.

moretta
La moretta

Gli artigiani che creavano le maschere erano chiamati mascareri e avevano lo status di pittori. Erano assistiti dal targheri, che imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con dovizia di particolari.

Ancora oggi, passeggiando a Venezia ci si imbatte in botteghe artigiane, che rinnovano questa antica tradizione.

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