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Libri e letteratura: Andrea Camilleri, Le scarpe nuove

Andrea Camilleri

Nato nel 1925 a Porto Empedocle, ha iniziato con il teatro, allestendo, per primo in Italia, Beckett e altri grandi contemporanei. Per la televisione ha prodotto fortunate serie, come Maigret, insegnando poi a lungo al celebre Centro sperimentale di cinematografia a Roma. Da scrittore, il successo è arrivato negli anni Novanta con la serie di gialli che hanno come protagonista il commissario Montalbano. Con circa 10 milioni di copie vendute, Camilleri è uno dei maggiori casi editoriali italiani: in classifica ci sono sempre libri suoi e i casi di Montalbano sono diventati anche una fortunata serie televisiva. Il successo, oltre che alla grande capacità narrativa di Camilleri, è legato all’invenzione di un mondo immaginario. Vigata non esiste, anche se la si può facilmente identificare con Porto Empedocle; proprio come il suo linguaggio che, pur se di matrice siciliana, non corrisponde a nessun dialetto. È un’invenzione dell’autore, ben attento a renderlo comprensibile, nonostante la forte coloritura. Forse a ragione ignorata dalla critica, l’opera di Camilleri va considerata un fenomeno di costume.

  • allestire: preparare, mettere a punto
  • il contemporaneo: persona che vive od è vissuta nell’ultimo secolo
  • fortunato: ciò che ha fortuna, succeso
  • celebre: conosciuto, famoso
  • il giallo: libro/ film che racconta la soluzione di un crimine, con la cattura dell’assassino
  • il caso: storia di un crimine poliziesco
  • la capacità: il saper fare qualcosa
  • narrativo: legato alla narrazione di un fatto
  • legato: congiunto, unito
  • l’invenzione (f.): scoperta, creazione
  • la matrice: fonte
  • corrispondere: essere uguale a qualcosa
  • nonostante: benchè
  • a ragione: per un chiaro motivo
  • l’opera: l’insieme dei romanzi, racconti, poesie scritti da un autore
  • il costume: moda legata alle usanze

Il libro dell’autore, La regina di Pomerania e altre storie di Vigata.

Il volume raccoglie otto quadretti di vita siciliana. Il paese di Vigata è il teatro in cui sono ambientati episodi di sapore pirandelliano. Una volta si tratta di una truffa ai danni dell’ambizioso sindaco, un’altra della rivalità tra due gelatai, un’altra ancora di una storia di lettere anonime. Sempre eccellente per ritmo e invenzione, per i dialoghi e i personaggi, il libro ha ingredienti tradizionali: amori e disamori, rapporti familiari, caratteri particolari. Camilleri offre un’immagine cupa della Sicilia, ma nello stesso tempo edulcorata quanto distaccata dalla realtà più vera e dalle trasformazioni dei nostri giorni.

  • la regina: la moglie del re
  • il quadretto: piccola scena tipica di un posto/ società
  • la truffa: raggiro, imbroglio, frode
  • ai danni: a svantaggio, a discapito
  • di qualcuno: di una persona
  • il sindaco: il cittadino di un paese/ città eletto dagli altri in rappresentanza del paese/ città
  • l’invenzione (f.): la creazione
  • cupo: triste, scuro
  • edulcorato: rendere dolce, piacevole
  • distaccato: lontano, distante

Dal libro: il racconto, Le scarpe nuove

L’originale:

La festa di San Calò, che era un santo nìvuro che favoriva quanno potiva i povirazzi, i morti di fami, i malati e, in modo spiciali, i povirazzi malati e morti di fami, cadiva ogni prima duminica del misi di settembiro e principiava a mezzojorno spaccato con la nisciuta del santo dalla chiesa. L’uso voliva dù cose. La prima era che nella matinata cavaddri, mule e scecchi, parati a festa, vali a diri con un mazzo di piume colorate supra alla fronti e ’na coperta bona per gualdrappa, portavano forme di pani al santo fino a dintra alla chiesa. La secunna era che, quanno passava strate strate la statua del santo, la gente dai balconi gli ghittasse pagnotte di un pani particolari fatto fari apposta.

In italiano:

La festa di San Calogero, che era un santo nero che proteggeva quando poteva i poveracci, i morti di fame, i malati e, in modo speciale, i poveracci malati e morti di fame, cadeva la prima domenica del mese di settembre e iniziava a mezzogiorno spaccato con l’uscita del santo dalla chiesa. L’uso voleva due cose. La prima era che nella mattinata cavalli, muli e asini, parati a festa, vale a dire con un pennacchio di piume colorate sopra la fronte e una coperta buona come gualdrappa, portavano forme di pane al santo fin dentro alla chiesa. La seconda era che, quando passava per le strade la statua del santo, la gente gli gettasse dai balconi pagnotte di un pane particolare fatto fare apposta.

  • proteggere: dare protezione
  • il poveraccio: la persona povera, sfortunata
  • spaccato: preciso, in punto
  • parato: addobbato, ornato
  • la piuma: penna più corta che riveste gli uccelli
  • la coperta: panno, drappo per coprire il letto, in modo da riparare dal freddo
  • la gualdrappa: drappo attaccato alla sella che copre la groppa del cavallo
  • la forma: pezzo singolo, intero
  • gettare: lanciare lontano da sè
  • la pagnotta: il pezzo intero di pane
  • apposta: con intenzione, di proposito
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